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Teatro di prosa [ 16 gennaio - 00:00 ] - Teatro Civico
L'Amor Comanda
Pantakin Associazione Culturale
 
Uno spaccato di vita della Venezia cinquecentesca, lo spettacolo racconta la storia dell'amore di tre uomini, Bolina, Capitano e Bernardo per la giovane Catarinella, avviata alla prostituzione dalla madre, Donna Menega, vecchia carampana (strega). Dopo varie vicissitudini, incontri notturni, serenate e bastonate, tra gli scoppiettanti lazzi di Mascarillo si arriva ad un lieto finale.

Uno spaccato di vita della Venezia cinquecentesca, lo spettacolo racconta la storia dell'amore di tre uomini, Bolina, Capitano e Bernardo per la giovane Catarinella, avviata alla prostituzione dalla madre, Donna Menega, vecchia carampana (strega). Dopo varie vicissitudini, incontri notturni, serenate e bastonate, tra gli scoppiettanti lazzi di Mascarillo si arriva ad un lieto finale.

La Commedia dell’Arte (o “Infanzia del Teatro” come la definisce Jacques Lecoq) fiorisce nel Medioevo e, nonostante i divieti e le scomuniche della Chiesa, che ne ritiene gli spettacoli diabolici ed immorali, riesce a diffondersi e ad entusiasmare tanto il pubblico di estrazione popolare, quanto quello aristocratico.

Gli attori che la interpretano sono professionisti e la stessa definizione di “Commedia dell'Arte” (il termine "arte" qui ha il significato medievale di "mestiere") viene appositamente creata per distinguere il teatro rappresentato da attori di professione da quello praticato nelle corti da letterati e cortigiani e sui sagrati delle chiese da chierici e diaconi.

Questi professionisti girovaghi sanno cantare, danzare, raccontare, imitare e, soprattutto, usare le maschere.

E proprio nella Commedia dell’Arte la maschera arriva alla parola: non più maschere intere ma mezze maschere, che hanno perso la loro funzione magico-religiosa e ne hanno assunta un’altra, quella di commuovere e divertire il pubblico.

I personaggi che figurano nei vari “canovacci” (trame scritte di lavori teatrali il cui sviluppo rimane affidato all’improvvisazione degli attori) provengono dalla tradizione e si rifanno a tipologie umane universalmente riconoscibili.

La maschera, coprendo l’espressività del volto, costringe l’attore ad un coinvolgimento fisico completo e ad un’amplificazione della gestualità, basata sulla massima autenticità e verità del corpo.

L’analisi del movimento e l’improvvisazione sono le due piste su cui si evolve il nostro lavoro, passando attraverso la riscoperta della maschera come linguaggio espressivo ed il suo movimento nello spazio, il gioco teatrale come fonte della “follia” dell’attore, le urgenze ed i motori dell’azione, i lazzi e la regia di una maschera.

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